Chi s'arrangia Gode! Il titolo di questo appuntamento è dettato un po' dalla rabbia per il protrarsi della mancanza di precipitazioni nevose, con conseguente assenza di flusso turistico (la parte negativa dello spirito), un po' per le soddisfazioni che gli amanti della montagna e della natura possono cogliere, anche se pochi lo suppongono, in queste condizioni (la parte positiva dell'umore). Naturalmente due sensazioni opposte e contrastanti negli animi di chi di turismo vive. E, allora, anche noi cerchiamo di coltivare la parte positiva della situazione. Una bella camminata sulle orme della storia mineraria di Cogne è sicuramente un buon antidoto alla rabbia che si prova contro un inverno poco innevato e molto freddo. E' pomeriggio inoltrato e si parte dalla piccola frazione di Montroz, ancora adagiata al sole mentre il fondo valle già si oscura. Una piccola mulattiera ci evita lo stradone poderale che porta al vecchio deposito del materiale che serviva per puntellare le gallerie della miniera di ferro di Costa del Pino. Il percorso si snoda tra alberi di pino a cui il sole ruba il profumo di resina. Qui la leggera brezza è già calda e, malgrado il passo sia lento, si suda. Bastano pochi minuti di cammino per accorgersi che le ombre delle creste avanzano inesorabili verso i contrafforti posti a nord e presto ci raggiungeranno. Per godere appieno del calore del sole siamo obbligati ad aumentare il passo. Intanto ammiriamo i vecchi tralicci in legno su cui posavano le funi dell'impianto che portavano a valle il materiale di ferro. Poi l'ultima stazione di coltivazione della miniera, Costa del Pino. Qui non possiamo fermarci, il sole sta calando dietro la vetta dell'Herbetet. Aumentiamo ancora il passo per guadagnare altri dieci minuti di luce calda. Ci accorgiamo che non siamo soli sul sentiero, tracce di stambecco ci precedono e l'urina lasciata dall'animale ci dice che è vicino. E' arrivata l'ombra anche a quota 2000 ma non abbiamo tempo di sentire il freddo che sopraggiunge. Ormai la nostra meta è stata decisa: rientreremo a Montroz dalla mulattiera di Ecloseur. E lo stambecco? Mah? è più veloce di noi, pensiamo, e si sarà quasi cetamente dileguato per non farsi vedere. Raggiungiamo il bivio del sentiero per Ecloseur e qui ci gettiamo nella discesa. Ecco gli stambecchi, 3, di cui 2 molto vecchi, con un trofeo incantevole. Hanno saputo scegliere il luogo dove svernare: al sole. Ci sono anche camosci che alla nostra vista corrono in modo disordinato e veloci. Siamo di fretta e dobbiamo allungare ulteriormente la corsa. Ci infiliamo nel bosco di Montsaléqu, bello, innevato e selvaggio. Una brevissima fermata per ammirare il Monte Bianco, là in fondo alla vallata. Un rumore improvviso ci fa chinare bruscamente la testa, cos'è? Un esemplare di Gallo Forcello ci sorvola a pochi metri sulla capoccia, che paura, ma che bella sorpresa. Poi giù in picchiata verso l'Arsinaz, altro sito minerario di minore importanza. E ancora giù verso il fondovalle, attraversiamo il torrente sopra un ponte di legno, l'acqua è limpida e il ghiaccio che la circonda è azzurro. Montroz lo intravvediamo tra le fronde del bosco. Ormai ci siamo, é sempre bello questo agglomerato di case anche quando sembra addormentarsi al sopraggiungere della notte. Che pomeriggio meraviglioso: sole splendente, animali fantastici, paesaggi grandiosi, luoghi ricchi di storia e fiabe e .......... che bella sgambata!
Gimillan, 23 gennaio 2006.
Nella fotografia un vecchio palo della teleferica della miniera di Colonna.