E' bello riposarsi, intendendo questa situazione in senso sia fisico che mentale. Questo non esclude, durante tali periodi, l'impiego della forza o della psiche, ma un uso meno forzato delle nostre capacità o, meglio ancora, un modo più razionale di sfruttarle. Forse è un modo complicato di dire ciò che vorrei esprimere chiaramente e forse un modo inconsueto per rendervi partecipi dell'ultimo mio riposo. Le vacanze per me sono sempre brevissime e per lo più le trascorro nella mia amata terra di Cogne. Appena due giorni l'ultima volta, in baita, assieme a mia moglie. Le nostre aspettative erano davvero poche, anzi direi un solo obiettivo, dormire, dormire tanto da farsi svegliare dalla luce del sole. E alla baita il sole arriva molto tardi anche in estate. Così è stato ed abbiamo fatto le "talpe" sotto le coperte. Accendere il fuoco nella stufa per riscaldare l'ambiente, siamo a 2000 metri di quota, una bella sciacquata alla fontana, una buona colazione a base di ....(certe cose non si possono svelare). Ma poi, cosa fare? Ci siamo incamminati con lo zaino, binocolo e macchine fotografiche per un breve giro d'orrizzonte. La neve è ancora lì, tutt'intorno, e a volte si fa fatica a camminare nei brevi e contorti tratti di terreno già affioranti. Se si vuole proseguire senza pestare troppa neve bisogna seguire attentamente le cornici di terreno sferzate dal vento che si rendono spoglie per prime dal candido manto. E' qui che le marmotte già destatesi dal torpore invernale vanno alla ricerca dei primi timidi steli verdi d'erba. E ce ne sono davvero tante quest'anno. Un fischio e tutt'intorno si muove. Sembrano minitappeti di pelliccia spinti dal vento tanto è la loro fretta di raggiungere un riparo sicuro e nascondersi all'inaspettato visitatore. Anche i primi timidi fiori stanno sbocciando e formano bellissime composizioni o cuscinetti multicolori. Il più lontano è sempre il più bello e, dunque, ci si deve avvicinare per ammirarlo. Poi ci sono i camosci che arrancano ancora nella neve e due aquile altissime che volteggiano aspettando il momento giusto per procurasi la preda. La nostra breve camminata "sgranchi gambe", alla fine, è durata più di due ore in salita per un dislivello di quasi 1000 metri. Alla faccia del riposo si potrebbe dire. Eppure è stato riposante non dover raggiungere un obiettivo predefinito, è stato evasivo seguire ciò che ti girava intorno, appagante trovarti al cospetto del ghiacciaio della Tersiva in una giornata che pensavi di utilizzare per tutt'altre esigenze.
Dobbiamo rientrare alla base, è quasi tempo di tornare alla realtà e alla .... fatica, ma accompagnati da un'immagine (quella accanto) impressa nella testa: quella di un panorama irripetibile anche se in quei luoghi dovessi tornare altre 100 volte.
Gimillan, 3 giugno 2006.
Nella foto: in primo piano a sinistra la Torre di Grauson che si confonde con le pendici della punta Garin subito dietro, verso destra la punta Rossa, il monte Emilius e la punta Leppe.