E' un inverno tosto. Sono felice di ammetterlo perché mi piace, mi piace davvero troppo. Questi dovrebbero essere gli inverni, generali del freddo forti e determinati. Certo qualche problema lo creano ma ai giorni nostri con un po' di spirito di adattamento, rispetto ad un tempo, quasi tutto si risolve, almeno per gli umani. Più impegnativa e certamente più pesante è la situazione per quanto riguarda la fauna. Per gli animali non è cambiato nulla rispetto ad un tempo: è sempre dura uguale! La bellezza di questo paesaggio è regina della situazione. Solo il freddo pungente ha la capacità di distogliere l'ammirazione per il manto candido della neve. Un susseguirsi di figure tondeggianti, di contrasti nei colori e nelle luci, di pace e tranquillità. Di diverso parere con la mia visione quello delle persone più anziane: sarà anche bello, dicono, ma meno neve viene e meglio è. Un filo di ragione ce l'hanno anche loro se pensiamo alla fatica mattutina quotidiana a cui siamo sottoposti quest'anno nello spalare la neve. La stanchezza comincia a farsi sentire e ...... anche il freddo, sì questa volta comincia ad esagerare. Un'altro contrasto significante che si riscontra tra le diverse generazioni è quello del modo di vivere l'inverno. Oggi è divertente e quasi normale sciare, pattinare, ciaspolare e salire lungo le cascate ghiacciate. Un vero mondo di matti per i nostri amorevli "vecchi". Ai tempi loro la neve ingombrava le strette viuzze tra le case che dovevano essere mantenute pulite con badili poco adatti allo scopo. Battere le piste nei prati era una necessità per poter trasportare più facilmente e lontano dalle stalle il letame che sarebbe servito alla concimazione primaverile dei pascoli. Gli sci e le ciaspole erano anche quelli attrezzi di lavoro per la battiture delle piste da slitta, per trainare legna o trasportare fieno, oppure per rarissimi spostamenti dal villaggio in cui si viveva verso il centro dove si poteva fare spesa. Tutta la vita era scandita dalle necessità per la sopravvivenza. Il divertimento di quei tempi, nella memoria dei nonni, era quello di trainare le slitte al chiaro di luna anzichè di giorno e, possibilmente, in grandi compagnie di giovani che dopo la fatica si ritrovavano accanto alla stufa ad asciugare le scarpe. Il ritrovo era in qualche stalla dove si poteva bere vino caldo (quando c'era) e magari mangiare un pezzetto di "mécoulén" pane dolce tradizionale. L'unica cosa sicura è che in quelle occasioni non mancava l'allegria, la voglia di scherzare con le ragazze e, soprattutto, di cantare. Gran parte di questa bellezza oggi è perduta com'era perduto il peso del vero inverno. Le speranze sono speranze e chissà se, pur mantenemdo la nostra acquisita comodità, non possa ritornare anche la spensieratezza di quella gioventù?
Gimillan, 26 gennaio 2009.
Nell'immagine: squarci di sereno a Gimillan (inverno 2008)