Eccoci qua, con questo appuntamento finisce per i più curiosi l'attesa. Intanto grazie ai fedeli lettori che mi hanno contattato in varie maniere per sollecitarmi la fine della storia e per sapere se effettivamente esiste lo stambecco bianco. Cercherò pertanto, di seguito, di accontentarvi.
Riprendiamo il racconto: è già tardi e la luce comincia a flebire lentamente. Le ombre del sole risalgono velocemente, ad Ecloseur, i costoni che portano alle cime dei monti verso il Greya. Perciò devo affrettarmi. Di corsa attraverso il bosco e guadagno la sponda opposta del torrente su una lingua di valanga che ricopre ancora le acque del torrente Grauson. Senza perdere di vista il batuffolo bianco nel mezzo della pietraia cerco tutte le risorse che ho in corpo per precipitarmi sul luogo dello sperato appuntamento. Nel frattempo, man mano che mi avvicino scatto una fotografia. Sempre più su e sempre più vicino. La speranza di poterno riprendere da una distanza ottimale cominciava a crescere. Ancora più vicino, dalla pietraia sono passato alla parete di roccia e mi accorgo ad un certo punto di essere anche scalatore. E' l'effetto della calamita che di tanto in tanto si affaccia dalla cresta che taglia un cielo limpidissimo e d'un colore celeste intenso. E' affascinante cercare di raggiungerlo ma, guardandomi indietro ........, adesso come farò a scendere da qui? Calma, stai calmo e riprendi il controllo. L'angelo bianco che si fa rincorrere e che puntualmente mi spia dall'alto ora diventa un diavoletto che si diverte, vista la mia difficoltà, anche a farmi scivolare addosso piccoli sassolini che smuove con gli zoccoli mentre salta da uno sperone all'altro. Quando mi viene a spiare io scatto una foto e sono sempre più vicino. Ora però devo scendere, traccio con lo sguardo la via che mi sembra più agevole e il mio pensiero e quello di ritornare alla base. Lui da lassù continua ad affacciarsi, brutto curiosone penso tra me. Finalmente ho raggiunto un punto dove mi posso riposare. Mi fermo, alzo lo sguardo e lo stambecchino bianco si riavvicina scendendo la cresta, scatto ancora una foto poi ....... Se me lo lascio sfuggire oggi non lo becco più! Mi guardo intorno e riprendo a salire su un altro fianco della parete. Questa volta ti prendo. Supero uno sperone molto esposto e riesco a guadagnare la cresta anch'io. E lui mi spia. Bruca qua e là e poi viene a vedere dove sono. E' da più di mezz'ora che lo inseguo ma non mi arrendo. Salgo lentamente cercando di farmi vedere il più possibile e la tecnica sembra giusta. Mi avvicino sempre di più e ....... accidenti la macchia fotografica comincia a fare i capricci. La spengo e la riccando, forse le batterie mi permettono ancora due fotografie e provo ad avvicinarlo ancora. 50 metri, 30 metri, più di così non posso e scatto una foto. Lui continua a spiarmi ma è tranquillo, mi appoggio al costone e stò fermo. Sparisce, guadagno altri 8 - 10 metri, riappare, altra foto. Mi sembra di sentirlo respirare talmente sono vicino. Che bello, è leggermente sporco sotto la bocca, per il resto è candido come la neve appena caduta. Sparisce nuovamente e l'istinto mi dice di cambiare posizione passando sotto un roccione dovrei guadagnare il filo del precipizio e trovarlo proprio lì. Idea geniale ma questa volta sono davvero troppo vicino e il ruolo dello spione si capovolge, adesso sono io a spiarlo. Così lo stambecco bianco decide che il gioco è finito. Due salti precisi ed è già a distanza di sicurezza, si ferma, mi guarda, un'ultima foto e ci salutiamo. Solo ora sento di essere un po' stanco e di trovarmi nuovamente in difficoltà a scendere. Pazienza ne è valsa la pena. Ivana mi chiama sul cellulare e mi dice di essersi divertita tantissimo anche lei a seguirci con il binocolo. Mezz'oa più tardi ci scambiamo le nostre sensazioni sulla vicenda e un po' più tardi davanti alla minestra della baita ci rivediamo tutte le fotografie già con un pizzico di nostalgia.
Gimillan, 13 giugno 2009.
Nella foto: lo stambecco bianco "flocon de neige" (fiocco di neve) sulle pendici dei monti di Gimillan.