In una bella mattinata di sole mi sono concesso di ripercorrere il vecchio sentiero, di cui oggi si intravedono solamente pochi tratti, che dava accesso ai campi, probabilmente di grano, sopra l'abitato di Epinel.Il percorso si svolge a cavallo di una cresta morenica, almeno così sembra, molto ripida che divide il torrente Arpisson, profondo e scosceso, dal valloncello terrazzato, un tempo coltivato e oggi sede di un bosco di giovani larici, dal pendio molto più docile e riparato rispetto al precedente. La scelta di questa camminata non posso rivelarvela in quanto l'obiettivo non è stato raggiunto. Sono certo però che nelle prossime settimane sarò più fortunato e potrò regalarvi una bella sorpresa. Tornando alla camminata ......, è stata una bella emozione scoprire una nicchia per molti versi, per ma, ancora sconosciuta. La cosa che mi impressiona di più di questa zona sono gli enormi larici che la popolano. Non sono grandi in altezza ma mostrano una particolare forza nella loro compattezza, nella grandezza del tronco basale e dei rami. Alberi cha hanno subito nel tempo molte amputazioni sia a causa dell'uomo che del tempo. Malgrado questo vivono ancora, centenari e custodi di chissà quante vicende storiche. Il percorso non lascia spazio a riposi e, ogni tanto, allora, per non perdere il fiato, ci si ferma, ora sopra un sasso, ora sulla radice di un albero, qualche volta seduto sul delicato manto del ginepro Sabina. Gli scorci panoramici che si colgono voltandosi verso valle sono davvero immensi e offrono la possibilità di valutare da angolazione privilegiata l'imponenza delle vette che sovrastano la valle. Alte, mastodontiche e ancora imbiancate dalla neve affondano i loro fianchi laggiù dove scorre la Grand Eyvia. Comunque ad alleviare il peso del cammino ci sono i rumori, i suoni, gli animali. Nelle due ore di salita ho visto l'aquila reale, i corvi, un capriolo, o meglio il suo sedere, la prima marmotta di quest'anno, due vipere, un gruppo di stambecchi dai trofei strepitosi. Una mattinata dunque ricca di soddisfazioni e di emozioni: una sinfonia. Si, proprio così, una sinfonia suonata da un organo nascosto tra le sue innumerevoli canne di ghiaccio che alla sommità del mio percorso mi ha sorpreso per l'imponenza conservata sino a questa stagione. Il suono che si diffonde in quell’angolo di montagna è dettato dalla ritmica delle gocce e dei flussi d’acqua che dalla parete rocciosa sporgente cadono in questi alti comignoli di ghiaccio. Sul loro fondo pozze d’acqua di diversa grandezza creano tonalità musicali incredibili. E’ evidente che una tale bellezza rapisca l’attenzione del visitatore e gli consegni ampi spazi di fantasia al riparo della frenesia della vita quotidiana sotto il tepore primaverile del sole che asciuga il sudore di una salita senza tregua.
Gimillan, 2 maggio 2010.
Nella foto: il complesso intreccio dell’organo di ghiaccio.
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